STORIA DELLA FITOTERAPIA

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Le fonti archeologiche indicano che l’uso delle piante medicinali risale all’età paleolitica, circa 60.000 anni fa.

Le prime testimonianze scritte di ricette a base di piante medicinali risalgono ai Sumeri, 5.000 anni fa. 

I Sumeri conoscevano già centinaia di piante medicinali

Anche la tradizione cinese dello studio e dell’utilizzo di piante medicinali è antichissima e risale ad almeno 2500 anni fa (dinastia Xia e Shang 2100-1100 A.C.). 

La prima testimonianza scritta di fitoterapia risale al XXI Secolo A.C. trattata da Shen Nong Ben Cao (300 a.c. 100 d.c.) dove classifica 366 piante divise in varie categorie.

Anche nel subcontinente indiano la tradizione dello studio delle piante medicinali è ricchissima e risale a tempi antichissimi. La medicina ayurvedica che origina dai testi sacri dei Veda in ogni sua fase ha avuto autori e testi importanti che hanno analizzato e studiato centinaia di specie vegetali, descrivendone i sapori, gli organi a cui giovano, le energie costituzionali che equilibrano, l’azione depurativa ed armonizzante che esercitano.

In india si sono così succeduti il periodo vedico (5000 A.C), il periodo puranico (1000 A.C.), il periodo upanishadico (500-800 A.C.), ed il periodo buddhista (600 A.C.), per poi arrivare al periodo medioevale e ai tempi moderni.


In ognuna di queste fasi la conoscenza delle piante medicinali si è arricchita di autori fondamentali tra i quali ricordiamo Charaka, autore del celebre Charaka Samhita. 

Anche in Europa molte scuole mediche studiarono approfonditamente le piante medicinali, sotto l’influenza del mondo egiziano, arabo e persiano e di autori importanti come Galeno, Averroè, ed Avicenna

Arriviamo quindi al mondo greco-romano in cui spicca la figura di Ippocrate di Coo (460-377 A.C.), considerato il padre dell’arte medica moderna, che approfondì molto la conoscenza delle piante medicinali abbinandola alla dottrina degli umori. Egli ci ha lasciato un patrimonio di 70 opere (attribuite a lui stesso o alla sua scuola). Durante l’epoca medievale la conoscenza delle piante medicinali si intreccia con discipline come l’erboristeria, la spagiria, l’alchimia.

Nelle botteghe degli speziali si mescolavano e lavoravano piante medicinali provenienti da conventi benedettini e francescani che possedevano spesso orti botanici. La prima e più importante scuola medica medioevale fu senza dubbio la scuola medica salernitana (IX secolo) considerata una antesignana delle moderne università. 

Prestigiose università italiane che raccoglievano studenti da tutta Europa (come Bologna, Ferrara o Padova) continuarono la tradizione dello studio della fitoterapia

Fu proprio nell’università di Ferrara che si perfezionò Paracelso, (1493-1541) una delle figure più importanti ed enigmatiche nello studio delle piante medicinali, considerato a buon diritto uno dei padri non solo della Fitoterapia ma anche della Medicina Omeopatica.
Figura geniale di medico, alchimista, astrologo, conoscitore di piante medicinali, riassume ottimamente il sapere medico del suo tempo per innalzarlo a livelli superiori, con le sue folgoranti intuizioni come quella della dottrina delle signature secondo la quale ogni pianta corrisponde ad un organo e ad un pianeta. 

La somiglianza morfologica della pianta ci svela la sua funzione (come la noce che nel suo gheriglio ricorda le circonvoluzioni cerebrali). 

Oltre allo studio delle piante medicinali dette vita alla “iatrochimica” basata sulla cura delle patologie attraverso sostanze minerali. Secondo la sua concezione nella natura esistono delle forze guaritrici dette “arcana” che vengono estratte e utilizzate attraverso l’arte alchemica.
Alla teoria dei contrari egli opponeva la teoria dei simili secondo la quale una malattia può essere curata con la sostanza da cui è stata causata, ma deve essere opportunamente lavorata per questo scopo.

Si arriva quindi all’Illuminismo, allo sviluppo della chimica in cui si iniziò lo studio  delle componenti chimiche delle piante cercando di isolare i principi attivi, misurando in modo preciso ed attribuendo ad ognuno di essi proprietà terapeutiche ed eventuali effetti collaterali. 

Fu però solo dalla metà dell’Ottocento che si riuscì ad isolare dalle piante sostanze importantissime tutt’ora a livello medico come la morfina, la stricnina, la chinina, l’atropina, l’acido salicilico. 

Eccoci così ad i nostri giorni, in cui negli ultimi decenni si è assistito ad un vero e proprio “boom” nell’uso di integratori alimentari e prodotti fitoterapici, sia per la loro efficacia comprovata da studi scientifici sempre più numerosi, (nel 2007 il numero di studi scientifici di Fitoterapia pubblicato in prestigiose riviste scientifiche ha toccato la quota impressionante di  oltre 15.000 pubblicazioni), sia per la mancanza di effetti collaterali, al contrario di quanto accade spesso nelle terapie farmacologiche. 

Secondo le recenti stime dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) attualmente nel mondo 4 miliardi di persone si curano con medicinali fitoterapici che si ottengono dalle piante. Oltre all’uso diretto delle piante è bene ricordare che secondo l’OMS i principi attivi del 25% dei farmaci di sintesi deriva da piante medicinali. Secondo stime di Coldiretti ed Eurispes attualmente in Italia 7,8 milioni di persone usano le piante medicinali per la loro salute ed il settore è in continua crescita.

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